Approccio Multimodale: dare nuova vita ai contenuti

Che cos'è l'approccio modale?

Hai presente quella sensazione di aver sprecato tempo, dopo tutto il duro lavoro per scrivere un nuovo articolo per il tuo blog, quando ti limiti a condividerne qua e là qualche estratto sui social? Ecco, è come se potessimo offrire a tutti un ricco buffet e ci accontentassimo di distribuirne l’antipasto

L’approccio multimodale nasce proprio dall’idea di sfruttare appieno il potenziale di un contenuto, trasformandolo in un’esperienza unica e coordinata su più canali: non solo blog e social tradizionali, ma anche podcast, webinar, video tutorial, infografiche e chi più ne ha, più ne metta. L’obiettivo è diversificare il canale, sì, ma in modo intelligente e soprattutto strategico: non una semplice ripetizione degli stessi paragrafi su piattaforme diverse, bensì un adattamento del messaggio al contesto, allo stile e alle abitudini di chi fruisce quel determinato canale su cui stai pubblicando. 

Così facendo, amplifichiamo la visibilità del messaggio e lo rendiamo più vicino alle esigenze del pubblico di destinazione, che potrebbe essere diverso (e spesso è così) per ogni canale. 

In altre parole, la vera sfida non è tanto “essere dappertutto”, quanto esserci nella forma e con il tono di voce giusti, per creare un ecosistema di contenuti che si parlino e si alimentino a vicenda.

Le difficoltà nell’adottare una tattica multimodale

Non è raro trovarsi a pensare: “Bello fare i video, ma io non so da dove iniziare!” O ancora: “Mi piacerebbe fare un podcast, ma non ho l’attrezzatura, né il tempo!” 

Tante persone faticano a passare dal semplice ‘copia e incolla’ di un estratto del blog su Facebook o LinkedIn a un vero ecosistema di contenuti, e le ragioni sono numerose

Prima tra tutte, la mancanza di competenze tecniche: non siamo tutti videomaker, podcaster o grafici, e nemmeno possiamo diventarlo da un giorno all’altro. Inoltre, il tempo è una risorsa sempre più scarsa, e dedicarsi a creare formati diversi – dai video, ai caroselli su Instagram, fino alle infografiche o ai podcast – richiede pianificazione e costanza. Così si finisce per improvvisare, riadattare il materiale alla meglio, e pubblicare contenuti poco curati che non restituiscono un reale valore aggiunto. 

Il risultato? Un pubblico che nota l’approccio casuale, un feed disomogeneo e una percezione generale di poca chiarezza e autorevolezza. Come sottolineano diverse ricerche di HubSpot e del Content Marketing Institute, la qualità e la coerenza dei contenuti sono i fattori chiave per catturare e mantenere l’attenzione: non basta “esserci”, bisogna farlo con un filo conduttore che renda ogni formato parte di una strategia unitaria.

Cos’è la multimodalità quando si parla di contenuti

Quando parliamo di multimodalità in ambito content marketing, non ci riferiamo semplicemente a moltiplicare i punti di pubblicazione (blog, social, newsletter, podcast, YouTube, ecc.), ma a creare un vero e proprio ecosistema olistico e strategico, in cui ogni contenuto è pensato per dialogare con gli altri e offrire al pubblico un percorso fluido. 

In pratica, si parte da un contenuto “pilastro” – di solito un articolo blog particolarmente approfondito – e si ragiona a tavolino su quali formati potranno valorizzare meglio i vari “capitoli” o “concetti” al suo interno. Magari una sezione si presta a diventare un video esplicativo, un’altra si trasforma in una serie di post sul feed di Instagram, un’altra ancora diventa un carosello o un’infografica da condividere su LinkedIn, e così via.

La forza della multimodalità è che prendiamo ciò che è rilevante e lo riadattiamo in base alle esigenze, alle aspettative e persino ai formati tipici di ogni canale. Se su YouTube è preferibile un video tutorial più lungo, su Instagram potrebbe bastare una storia breve o un Reel: in entrambi i casi trattiamo lo stesso tema, ma lo caliamo in una veste diversa, coerente con le caratteristiche dell’audience e con gli strumenti offerti dalla piattaforma.

Un approccio multimodale ben progettato si basa anche su un “filo rosso” che collega ogni contenuto, favorendo una narrazione coerente: chi ti scopre tramite un carosello Instagram potrebbe poi approfondire leggendo l’articolo “madre” sul blog, iscriversi alla newsletter per ricevere altri spunti, e magari decidere di ascoltare un tuo podcast. L’utente, così, viene accompagnato lungo un vero e proprio viaggio, in cui ogni tappa offre qualcosa di nuovo ma, al contempo, rispetta un’identità ben definita. Proprio per questo devi seguire questi passaggi principali:

  1. Scegli la risorsa chiave (es. l’articolo “madre” sul blog)
  2. Definisci i formati di destinazione (per esempio, video, post social, infografiche, podcast)
  3. Stabilisci come collegarli tra loro: ogni contenuto deve rimandare a un altro, creando un meccanismo di scoperta graduale e stimolante.

Con questa impostazione si crea un sistema in cui ogni elemento ha un suo perché, un suo pubblico ideale e un suo canale di elezione. 

La multimodalità è quel passo successivo che trasforma il semplice “pubblicare” in un vero e proprio “pianificare”, elevando la qualità complessiva della nostra strategia di content marketing e offrendo all’utente un’esperienza ricca e coerente.

La multimodalità: un processo, non un caso

Come abbiamo detto qui sopra la multimodalità non è un semplice “ricopiare” contenuti su piattaforme diverse. È un percorso strategico che richiede visione d’insieme e attenzione a ogni dettaglio, per armonizzare formati e messaggi.  

Per realizzare una strategia multimodale efficace ti consiglio: 

  1. Definisci chiaramente i tuoi obiettivi e il messaggio chiave
  2. Stabilisci risorse e competenze interne ed esterne (per esempio, un grafico o un copywriter)
  3. Crea un piano editoriale che includa formati e scadenze per ogni canale
  4. Utilizza strumenti di project management per monitorare i task
  5. Cura i dettagli visivi e testuali per garantire uniformità
  6. Raccogli feedback dal tuo pubblico su ciascun canale 
  7. Analizza i dati di performance e ottimizza regolarmente 
  8. Sfrutta le automazioni (es. programmazione sui social, integrazione newsletter) 
  9. Mantieni una “libreria” dei tuoi contenuti già pubblicati, pronta per essere riutilizzata o aggiornata
  10. Dedica del tempo all’aggiornamento continuo delle competenze, perché le piattaforme cambiano e con esse il modo di fruire i contenuti. 

Perché abbracciare la multimodalità?

La multimodalità è molto più di un semplice “risparmio di tempo” o di un modo per “presidiare più canali”. È un approccio che ridefinisce la maniera in cui concepiamo, produciamo e distribuiamo i contenuti: ogni idea, ogni approfondimento può diventare un nodo centrale di un sistema, un ecosistema di formati che si alimentano l’un l’altro.

Immagina di trasformare un singolo articolo in un podcast, un video, un’infografica e una serie di post social, ciascuno progettato per potenziare e completare l’esperienza dell’utente. 

Ecco perché oggi la multimodalità non è più un lusso, ma una necessità per chi vuole davvero fare la differenza nel digital marketing e raggiungere pubblici sempre più segmentati e multiformi. 

Di seguito alcune ragioni fondamentali per abbracciare pienamente questo approccio:

  • Per ottimizzare gli sforzi: riutilizzare creativamente un’idea forte in diversi formati significa moltiplicarne il valore. Un singolo contenuto ben pensato può generare un podcast di approfondimento, una serie di video brevi, un carosello su Instagram e una newsletter dedicata: in questo modo, i tuoi sforzi iniziali si traducono in molteplici esperienze capaci di coinvolgere l’utente in modo diversificato.
  • Per essere più inclusivi: non tutte le persone amano leggere blog post lunghi, così come non tutti hanno tempo di seguire un video di 15 minuti. La multimodalità abbraccia le diverse preferenze di fruizione del pubblico, offrendo un formato adatto a ognuno: chi preferisce leggere ha il testo, chi gradisce i contenuti audio ha il podcast, chi è più visivo può apprezzare infografiche o reel veloci.
  • Per creare un’esperienza coerente e memorabile: l’utente può passare da un formato all’altro seguendo un filo conduttore ben preciso. Un carosello Instagram può rimandare a un articolo sul blog, a sua volta arricchito da un video embedded, che poi si riprende in una newsletter: lo storytelling si fa più profondo, e la tua audience ricorderà i tuoi contenuti grazie alla coerenza narrativa che pervade ogni canale.
  • Per essere presenti su più canali (e in SERP): comparire in diverse forme e piattaforme aiuta ad attirare più pubblico e aumenta le probabilità di posizionarsi meglio nei motori di ricerca, inclusi Bing e Google, e di farsi notare anche dai nuovi strumenti di intelligenza artificiale che ‘pescano’ informazioni da fonti eterogenee.

Come misurare e ottimizzare le performance della multimodalità

Implementare la strategia multimodale è il primo passo. La fase di misurazione e ottimizzazione è il naturale proseguimento dell’attività per capire dove investire tempo e risorse, e quali formati stanno restituendo i risultati migliori. 

Per iniziare, occorre definire metriche specifiche per ogni piattaforma. 

Per esempio, su YouTube e sui podcast potrai valutare la durata media di visualizzazione o di ascolto e il tasso di completamento, mentre su Instagram e LinkedIn sarà utile monitorare engagement (like, commenti, condivisioni) e click-through verso il blog o la landing page di riferimento. 

Google Analytics ti aiuterà a verificare l’effettivo traffico generato da ogni canale, il tempo di permanenza sul sito e i percorsi di navigazione degli utenti.

Dopo aver raccolto i dati, questi vanno elaborati e interpretati per agire di conseguenza: se un video registra un picco di abbandono dopo i primi 30 secondi, forse è il caso di rivedere l’intro o di sperimentare un formato più breve; se una serie di post su LinkedIn riceve poco coinvolgimento, potresti modificare il copy o valutare l’orario di pubblicazione. 

Un monitoraggio costante rende la strategia più agile: attraverso piccoli aggiustamenti in corsa si può rendere la multimodalità sempre più efficace, evitando dispersione di contenuti e incrementando il ROI di ogni singola iniziativa.

Errori comuni di chi inizia una strategia multimodale

Uno degli errori più diffusi nella multimodalità è credere che basti copiare un testo (o un audio, o un video) e distribuirlo tale e quale su ogni canale, senza un vero adattamento.

Questa pratica, oltre a risultare ridondante agli occhi dell’utente, rischia di penalizzare anche la brand identity, che apparirà disomogenea e priva di un tono di voce specifico. 

Per costruire una strategia multimodale solida, invece, bisogna partire da un’idea chiave e declinarla su ogni canale con la massima cura, rispettando linguaggio, stile e formati più adatti. Ricorda: stabilisci un budget di tempo (e, se necessario, di denaro) da investire in competenze o collaborazioni: non puoi essere un esperto di tutto, ma puoi circondarti di professionisti che ti aiutino a creare video, grafiche o podcast di qualità. 

Documenta ogni passaggio e monitora con costanza i risultati, così da imparare dagli errori e replicare i successi, mantenendo uno standard qualitativo elevato che rafforzi la tua autorevolezza e ti distingua in un mercato sempre più affollato.

Takeaway dell’articolo

  • La multimodalità è un ecosistema, non un “riciclo”
    Creare contenuti per più canali non significa copiare e incollare lo stesso testo, ma adattare il messaggio a formati e pubblici differenti, mantenendo un filo conduttore unico.
  • Strategia e pianificazione sono indispensabili
    Per evitare di pubblicare contenuti a caso, bisogna definire obiettivi, risorse e scadenze, monitorando regolarmente i risultati. Solo così la multimodalità genera vero valore.
  • Difficoltà comuni: tempo, competenze e chiarezza d’intenti
    Spesso ci si blocca perché non si sa come trasformare un articolo in un video o un podcast, non si hanno competenze tecniche o non si comprende il potenziale di questo approccio.
  • Misurare le performance per ottimizzare la strategia
    Ogni canale ha metriche e strumenti diversi; analizzare i dati (traffico, engagement, tassi di completamento, ecc.) è utile per capire cosa funziona e dove migliorare.
  • Un percorso inclusivo e memorabile per l’utente
    Diversificare i formati rende i contenuti accessibili a pubblici con abitudini e preferenze diverse, e offre un’esperienza più ricca e coerente, aumentando coinvolgimento e autorevolezza.

La chiave della multimodalità non è fare TANTO, ma è fare MEGLIO.

La multimodalità ha davvero il potere di rivoluzionare il modo in cui crei e distribuisci i tuoi contenuti. Prima di mostrarti un esempio pratico e cucito su misura, però, vorrei capire dove ti senti più in difficoltà. Per questo ti chiedo di rispondere al breve sondaggio qui sotto: mi aiuterà a fornirti soluzioni più efficaci e mirate.

Dimmi, qual è il tuo principale ostacolo quando vuoi trasformare un articolo in diverse risorse da pubblicare su vari canali?

  • Non so scegliere le risorse
  • Non ho le competenze tecniche
  • Non ho il tempo per prepararle
  • Non capisco a cosa serva

Lascia un commento: sarà il primo passo per creare insieme un percorso multimodale vincente!